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SCHEDE A - G

Le schede biografiche qui proposte costituiscono il corpo centrale del catalogo del Castello dei Burattini - Museo Giordano Ferrari. Ciascuna scheda è stata compilata integrando le notizie provenienti dai libri indicati in bibliografia, dai documenti che formano l’Archivio Cartaceo del museo e, quando è stato possibile, da ricerche effettuate presso gli uffici anagrafici di svariati comuni italiani nonché da colloqui avuti con burattinai e marionettisti o persone loro vicine.
Sono presentate compagnie testimoniate nella collezione di Giordano Ferrari sia grazie a burattini e marionette, sia a documenti cartacei come copioni, lettere e volantini, indicati nella al termine della scheda, subito dopo le notizie biografiche.


ARGENTO

Argento Vincenzo (Palermo 24/08/1873 – 27/02/1948).
Dall’età di 4 anni comincia a seguire, accompagnato dal fratello maggiore, gli spettacoli del puparo Giovanni Pernice, di cui diventa allievo. Nel 1890 passò dalla professione di costruttore di casse per agrumi a quella di puparo impiantando il teatro a S. Lorenzo, a 5 km da Palermo, ed in altre borgate come Resutana e Partanna. Fece spettacoli anche a Marineo, Lercara Friddi, Prizzi ed Agrigento. Intagliava teste ed ossature, dipingeva fondali e teloni pubblicitari.
Girò la Sicilia fino al 1916 quando venne reclutato e spedito al fronte come scavatore di trincee. Nel 1919 rientrò a Palermo e continuò recitare (eccettuato un periodo in cui fu gravemente ammalato) fino al 1947.

Argento Giuseppe (Lercara Friddi 03/03/1912 – Palermo 17/12/1993).
Figlio di Vincenzo e di Corrao Provvidenza, nacque a Lercara Friddi, alla fine di uno spettacolo. Ultimo di 6 figli, nel 1921 dietro suggerimento del padre cominciò a dare la voce all’angelo che appare al paladino Orlando. Quando nel 1927 Vincenzo si ammalò, Giuseppe ed il suo fratello maggiore, Antonio, recitarono per un mese di fila.
Nel 1934 Giuseppe dopo aver assolto il servizio militare si mise in proprio (nel 1938 si sposò con Rosalia Trapani da cui ebbe 6 figli).
Partì per la guerra nel 1940 e fu fatto prigioniero dagli inglesi nel gennaio del 1941 a Tobruk (Libia): fu portato prima ad Alessandria d’Egitto, poi a Ceylon, a Bombay ed infine a Sidney, da dove rimpatriò nell’agosto del 1945.
Anch’egli come il padre costruì e dipinse i pupi, facendoli più alti che 10 cm rispetto a quelli appartenenti alla tradizione palermitana classica. I materiali usati, oltre al legno, erano ottone, zinco, alpaca e argento. Fino alla fine degli anni ’50 lavorò tutte le sere per il pubblico locale con spettacoli a puntate (da Costantino Imperatore di Roma alla Gerusalemme liberata). Dopo aver avuto il teatro in diverse borgate fu a Palermo in Corso Scinà, alla Marina nel Teatro La Kalesa ed in Via del Pappagallo, sede quest’ultima che chiuse nel 1990.
Quando Giuseppe morì, il figlio Vincenzo e i nipoti Nicolò, Dario e Anna decisero di proseguire l’attività continuando a realizzare pupi, costumi, scene e a produrre spettacoli.

La collezione comprende: varie lettere a Giordano Ferrari, 1 articolo per l’inaugurazione del teatro della Kalsa, cartoline dei pupi, 1 foto.

Bibliografia
• Centro Teatro di Figura di Ravenna, 1984
• Litta Modignani, 1985
• Pasqualino, 1977
• Pretini, 1985 

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Baroni Enzo (Brescello 27/09/1896 – Soragna 12/11/1973).
A 17 anni abbandonò gli studi per darsi al teatro e iniziò la sua carriera nella compagnia di prosa dei fratelli Olivieri di Guastalla. Dopo dieci anni si unì alla compagnia Serrachioli di Bologna. Sembra che il suo approccio al teatro dei burattini avvenne in seguito ad una scommessa fatta con alcuni amici: l’esito fu così positivo che lasciò il teatro di prosa per dedicarsi a quello d’animazione.
Per circa 15 anni si esibì muovendosi fra le province di Parma, Piacenza, Reggio e Mantova, dando spettacoli in teatri, cinema, cortili, scuole, alberghi e circoli, sempre insieme a Carlo Baroni (il fratello?), e alcune volte anche ad altri burattinai o marionettisti (ad es. Guerrino Fattori, Otello Monticelli, o la famiglia Salici). Le maschere principalmente usate da Baroni furono Sandrone e Fagiolino. Durante l’inverno una parte dei suoi spettacoli era composta dalle “recite scolastiche”, cioè quelli realizzati per le scuole.
La luna del 13 marzo, Pia de’ Tolmei, La sepolta viva, Brescia e Venezia, Sandrone medico per forza, I 3 gobbi di Damasco sono alcuni dei titoli delle produzioni principali, accompagnate, come si usava fino agli ’70, dalle farse che costituivano la II parte dello spettacolo: La Fischiata, Amore e polenta, I tre rivali in amore, e molte altre che avevano come protagonista Sandrone (Sandrone al mercato della Montagnola, Sandrone cameriere burlato, Il telegramma sandronifero, Sandrone di ritorno dall’America, E’ arrivato il bel Sandrone, ecc.).
Il nome della compagnia, a seconda delle collaborazioni, variava: Compagnia Marionettistica Mantovana, Compagnia Burattineide, Compagnia dei Fantocci Lirici – Drammatici e d’Arte Varia Salici – Baroni, Mondiali Fantocci Drammatici Enzo Baroni – Bianca Minozzi.
La sua passione per il teatro di prosa non venne mai meno e ogni tanto la farsa finale era sostituita da una recita “in persona”. Il 22 novembre 1942 a Torrile, in provincia di Parma, fece la sua ultima recita coi burattini (Carlo V Re di Castiglia; farsa “in persona” con la coppia Anselmi). Il giovedì successivo ricominciò a fare teatro di prosa con la Compagnia Sociale (Otello, Il Cardinale, Le due orfanelle, Morte civile). In seguito formò una propria compagnia, che contava una ventina di attori e che agiva in un “teatro viaggiante” rappresentando lavori di Pirandello, D’Annunzio, Niccodemi ecc. A San Vincent un ciclone distrusse il “carro di Tespi” di Baroni che sciolse la compagnia e si ritirò a vivere a Soragna, un paese della bassa parmense.

La collezione comprende: 5 burattini, copioni (Brescia e Venezia (1 atto); Carlo V Re di Castiglia; Fasolino cavaliere per forza; Il dissoluto), fotografie, lettere, articoli, volantini e 2 registri degli incassi per gli anni che vanno dal 1934 al 1942.

Bellio Mario (Ostiglia 10/06/1880 – 23/01/1952).
Questo burattinaio che muoveva tra le maschere principali Sandrone e Fasolino divideva il suo repertorio nei generi Brillante (Briganti Calabresi, Brescia e Venezia, La Principessa Elisiena, Fasolino marito di 13 donne, Sandrone reduce dai bagni di Salsomaggiore ecc.), Semi – buffo (Aida, Bastardo, Bianca e Fernando, Musolino, Ginevra di Scozia, Carità romana ecc.) e Fantastico (Amor fraterno, Fasolino che muore e rinasce da un uovo di coccodrillo, Roberto il diavolo, Casimiro, Ercole dio della forza alla discesa all’inferno. Si muoveva tra le regioni dell’Emilia Romagna, Lombardia, Liguria e Toscana facendo parecchie rappresentazioni nei luoghi di villeggiatura (Viareggio, Montecatini Terme, San Remo, Bordighera). Bellio, secondo Alessandro Cervellati, fu il primo burattinaio a risolvere il problema della comparseria, cioè l’avere un numero elevato di personaggi in scena senza stipare il teatrino di aiutanti: utilizzò un supporto manovrato da una sola persona (e che poteva essere fissato alla struttura della baracca) che reggeva da 6 a 8 burattini.
La collezione comprende: 2 teste, 1 poster, fotografie, volantini, 1 bollettino di scrittura per le tourné con annesso il repertorio del burattinaio, 1 lettera di Eleonora Bellio a Giordano Ferrari, 1 copione (Chi è primo al mulino macina).

Bibliografia
• Cervellati, 1974
• Litta Modignani, 1985

BERTACCHI

Bertacchi Luigi del fu Vincenzo (1814 – 1884).
Attivo a Reggio Emilia nella II metà dell’800, presentava i suoi spettacoli in Piazza Piccola e nella “piazza maggiore”. Probabilmente lavorava con un fratello, visto che nel 1854 un burattinaio di Modena, Zefferino Melloni, chiede di poter erigere un baraccone in una piazza di Reggio, in cui esibirsi coi fratelli Bertacchi. Le maschere principali erano Sandrone e Fasolino.

Bertacchi Guglielmo di Luigi (1860 – 1947).
Dava spettacoli nelle mezze stagioni a Bologna, città in cui cominciò a esibirsi dal 1882, mentre durante l’estate girava per la campagna dando rappresentazioni nelle corti. Del suo repertorio sono rimasti famosi La discesa d’Ercole all’inferno, per gli effetti speciali, e La favola del Corvo. Alcuni dei suoi burattini vennero scolpiti da Desiderio Fontana, che dipinse anche le scene e fece il “frontale” del teatro.

Bertacchi Giovanni di Luigi (1870 – 1956)
Lavorò insieme al fratello Guglielmo fino al 1910, anno nel quale continuò la professione per conto suo, e creò “Giorgione” un personaggio meridionale somigliante a Tartaglia, ma senza l’handicap della balbuzie.

La collezione comprende: 3 burattini, fotografie, lettere.

Bibliografia
• Bergonzini, Maletti, Zagaglia, 1980
• Litta Modignani, 1985

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Bertoni Ciro (Bologna 27/01/1888 – dicembre 1986).
A 12 anni recitava in una compagnia di filodrammatici, a 13 faceva già spettacoli di prestidigitazione: gran lettore dei classici (Plauto, Terenzio, Aristofane) nonché di Goldoni e Gozzi, due anni dopo cominciò a lavorare con il burattinaio Ferruccio Parmiani, ma oltre al teatro d’animazione si occupava anche di teatro di prosa. Nel 1905 lavorò prima con il burattinaio Gozzi e poi con il prof. Sisti, presentando lo spettacolo I misteri della Camera Nera. Nello stesso periodo lavorò come decoratore nello stabilimento scenografico Gardenghi e Pontoni, ma spesso chiedeva di uscire un po’ prima della fine dell’orario di lavoro perchè dava la voce, improvvisando “a braccio”, ai personaggi dei film che venivano proiettati al Cinema Sempione, il primo aperto a Bologna.
Nella sua carriera collaborò con diversi burattinai: Enrico Ponti, Gualtiero Cavadini (che fu il maestro di Gualtiero Mandrioli), Antonio Vezzali, Primo Bazzi, Armando Vignoli e Umberto Malaguti. Durante la grande guerra venne arruolato in fanteria e fece spettacoli in prima linea per i commilitoni. Abilissimo nel parlare i dialetti, fu attore e direttore di una compagnia di prosa, anche se le arti che prediligeva rimanevano l’animazione e la prestidigitazione. Il “teatro dei sapienti burattini” del mago Ciro Bertoni fu conosciuto in tutta l’Italia centro – settentrionale. In baracca veniva aiutato dalla moglie Maria Saguatti e dal figlio Eros.
Nel suo repertorio figuravano: Il rapimento di Giselde, Il Figliuol Prodigo, Sandrone Re, I tre gobbi, Le 99 disgrazie, Bertoldo alla corte di Re Alboino.

La collezione comprende: 3 burattini, 1 copione (Fagiolino Re per un giorno) articoli, lettere, fotografie, cartoline e volantini.

Bibliografia
• Bergonzini, Maletti, Zagaglia, 1980
• Cervellati, 1974,
• Litta Modignani, 1985
• Menarini, 1985
• Pretini, 1985

Bianchi Serafino (Gioves) (Viareggio 09/10/1901 – 12/04/1985).
Iniziò a lavorare a otto anni come mozzo sul tre alberi comandato dal cognato, quindi passò a fare l’acrobata nella compagnia diretta fratello Davide. Si esibì nei teatri di Roma, Napoli, Torino, Genova e Milano. Quindi la compagnia andò all’estero, prima in Francia (Circus de Paris, Circus Medrano) e poi in Germania da dove dovette rientrare, lasciando tutto il materiale di lavoro, allo scoppio della Grande Guerra.
Terminato il conflitto formò il gruppo Gli Atzoris insieme alla moglie, ai fratelli Ettore e Davide e alla moglie di quest’ultimo. Nel 1925 la compagnia si divise e Serafino ed Ettore formarono il numero Gioves e il suo famoso cavallino (il cavallo, del peso di 24 kg era stato costruito interamente da Serafino), che diventò famoso in tutta Europa.
Allo scoppio della II guerra mondiale rientrarono in Italia e formarono una compagnia di avanspettacolo, ma i bombardamenti gli fecero perdere di nuovo tutto il materiale e la compagnia si sciolse. Fu rastrellato dai tedeschi e portato a Santa Lucia di Guastalla, sul Po, dove per vivere iniziò a costruire con carta e colla dei giocattoli.
Dopo la liberazione rientrò a Viareggio e iniziò, affiancato dalla moglie, la sua carriera di burattinaio, costruendosi da solo sia i burattini (in cartapesta) che il teatrino, e dipingendo le scenografie. A volte si proponeva con il nome d’arte di Pippo Zazza e lavorò sia nella sua città che all’estero. I personaggi dei suoi spettacoli erano Fagiolino, Picchio de Picchi, Briscola, Sembola, Pancrazio.

La collezione comprende: 17 burattini, lettere, cartoline, fotografie, 1 copione (La lampada della Fata bontà).

Bianchini Abelardo (Fabbrico 21/02/1895 – 07/05/1966).
16° figlio di Giovanni e Rossi Annunciata, per esigenze economiche, cominciò a fare il falegname di attrezzature agricole. All’inizio della Grande Guerra partì per il fronte e durante il corso del conflitto fu fatto prigioniero un paio di volte. Si sposò con Amelia Vezzani dalla quale ebbe tre figli. Iniziò la sua carriera di burattinaio nell’estate del 1924, nella corte Tintor (probabilmente la corte dove abitava) con la commedia Il Conte Ugolino della Gherardesca, composta da lui stesso. Oltre ad intagliare le teste, dipingeva i fondali, scriveva commedie, poesie dialettali e testi in cui raccontava le lotte sociali, i ricordi dei suoi conterranei e la sua esperienza delle due guerre mondiali. Molti dei soggetti per le sue rappresentazioni li attingeva dalla storia antica e dalle opere classiche di cui era accanito lettore; nel suo repertorio figuravano i “classici” del teatro d’animazione (La monaca di Cracovia, Pia de’ Tolomei, I due sergenti, Genoveffa, Il Fornaretto di Venezia), le storie del brigantaggio così amate dal pubblico dell’epoca (Stefano Pelloni, Maino della Spinetta, Il brigante Musolino ), le opere liriche (Aida, Il Trovatore, Ernani, La forza del destino) e, appunto, molti titoli presi dalla storia (I 3 Orazi e i 3 Curiazi, Remo e Romolo, La caduta di Troia, I Reali di Francia in 14 atti). In baracca non usava il copione, ma solo la sua formidabile memoria e durante i primi anni di attività si fece aiutare da un certo Corgini detto “Bellussi”. I luoghi delle sue tournéé erano i comuni limitrofi a Fabbrico, ma si spingeva anche fino a Casina, sulle colline reggiane. Si esibiva nelle piazze, nelle corti e nelle stalle, a volte facendo anche il “conta – storie” (raccontava soprattutto delle sue avventure in guerra). Dal 1930 al 1940, d’estate, si recava, in bicicletta, sulla riviera adriatica dove riusciva a guadagnare abbastanza da mantenere la sua famiglia in villeggiatura. Le maschere principali del suo teatro erano Sandrone e Sgorghiguelo, ma egli stesso, ispirandosi ad un amico, ne inventò una Pirein. Lavoravano con lui la moglie che faceva i vestiti dei burattini, e il figlio Pietro che dipingeva le scenografie. Con la produzione Pane d’Asburgo partecipò nel 1930 al Concorso per Burattini svoltosi a Modena. All’inizio della II Guerra Mondiale emigrò in Germania in cerca di lavoro, ma in seguito ad una malattia dovette rientrare in Italia. Finita la guerra riprese l’attività di burattinaio.

La collezione comprende: 3 burattini, 9 teste e 4 fotografie.

Bibliografia
• Bergonzini, Maletti, Zagaglia, 1980
• Cavaletti (a cura di), 1982,
• Litta Modignani, 1985

Borghetti Nevio (Ferrara 19/03/1921 – 29/02/1980).
Comerciante di profumi di professione e appassionato del teatro dei burattini, in particolare di Ettore Forni e Giuseppe Ferrari, vedendo suo figlio che, bambino, faceva divertire gli amici con dei piccoli pupazzi cominciò a fare il burattinaio nel tempo libero. Lavorò in Emilia, Veneto e Toscana, coadiuvato dalla moglie e dal figlio e partecipò nel 1967 ai festival di Parma e Mantova. I suoi burattini furono scolpiti da Demetrio Presini. Nel 1966 dietro suggerimento di Giordano Ferrari creò la maschera ferrarese “Lasagna Mezzazervela” ispirandosi ad un personaggio realmente esistito (nel XIX secolo, viene descritto come uno sciocco dal Conte Giovan Francesco Aventi) che era nato nel paesino di Milzana, vicino a Ferrara. La testa di Lasagna venne scolpita da Giordano Ferrari stesso. Il repertorio di Borghetti, che dava voce sino a 10 personaggi diversi, si basava sulle commedie di Ciro Bertoni. Alcuni titoli erano: La fata benefica, Fagiolino nel castello del mago, La foresta dei briganti, Il campanello magico, Le vendette della strega, La morte del Mago Merlino, Il cimitero dei delitti, oltre ai “classici” Fagiolino nel mondo di cuccagna, Sandrone Re dei mammalucchi, Fagiolino barbiere dei morti. Nevio Borghetti ha scritto anche parecchie zirudelle declamate in diverse occasioni.

La collezione comprende: 1 copione (Fagiolino Re per un giorno), foto, articoli, volantini, lettere.

Bibliografia
• Bergonzini, Maletti, Zagaglia, 1980

Braga Fausto (Lozzo Atestino 06/08/1864 – Pieve di Soligo 11/04/1932).
Giovito Faustino Braga, detto Fausto, fu membro di una delle più note famiglie marionettistiche italiane. Svolse la sua professione quasi sempre nel Veneto. Le fotografie che lo ritraggono, ci mandano l’immagine di un personaggio i cui capelli e barba lo fanno assomigliare, a seconda di chi lo guarda, a un profeta o a un mitico mago come Merlino o, per rimanere nell’ambito marionettistico, ovviamente a Mangiafuoco: alla sua figura si ispirarono alcuni pittori per dipingere soggetti religiosi. Il suo modo di esprimersi a quanto pare, risentiva del suo repertorio nel senso che usava nel linguaggio corrente le forme retoriche e plateali delle rappresentazioni.
Oltre alla scultura delle teste e alla costruzione delle marionette (aveva un “esercito” di circa 400 pezzi), dipingeva fondali e scenografie e scriveva o riduceva copioni. L’Amor delle tre melarance, Arlecchino avvocato (o carbonaio, o ciabattino, o barbiere dei morti), Genoveffa del Brabante, San Luigi Gonzaga, Sansone, Cristoforo Colombo, Pia de’Tolomei, Margherita Pusterla, La Regina Draga, San Francesco di Assisi, Il Drago del Tibet, Silvio Pellico, Leonzio il dissoluto, La spedizione al Polo Nord, I Promessi Sposi sono alcuni dei titoli dei suoi spettacoli. Tra le sue marionette, oltre alle maschere “canoniche” (Arlecchino, Facanapa, ecc.) c’erano anche Fortunello e Cirillino (resi famosi dal Corriere dei Piccoli) e Lola e Momoleto: la prima era una specie di chiacchierona giuliva, mentre il secondo era un nano deforme dedito a guasconate.
Si sposò con Augusta Garbellotto, che, a differenza di quanto normalmente avveniva nelle famiglie dedite all’arte dell’animazione, non partecipò all’attività del marito. La coppia ebbe cinque figli: Pirro, Atala, Alicia, Teseo, Leonida, questi ultimi scomparsi durante la I guerra Mondiale, uno sul Carso e l’altro a Cividale.
Nel periodo antecedente al conflitto e durante lo stesso, la famiglia si era stabilita ad Oderzo, dove Fausto aveva costruito, nel cortile di un albergo, un teatro completamente in legno con platea, palchi, golfo mistico per l’orchestra oltre che naturalmente ad un palcoscenico abbastanza grande. Vi venivano eseguiti, oltre agli spettacoli delle marionette, anche operette, rappresentazioni di prosa, opere liriche, e feste da ballo. Nel momento in cui andava su altre piazze si spostava con un teatro mobile, e oltre agli spettacoli di animazione esibiva anche un gigantesco Panorama e un Gabinetto di Fotografia. Quando gli austriaci occuparono Oderzo a Fausto fu imposta la carica di sindaco, ma, per le sue forti proteste contro le vessazioni ai suoi concittadini, venne arrestato e internato in un campo di concentramento.
Dopo la guerra, a causa della quale tutto il materiale di Fausto andò perduto, la compagnia si rimise faticosamente in piedi e come corollario allo spettacolo delle marionette proponeva una proiezione cinematografica. Il 26 febbraio 1928 a Moriago, in un fienile che fungeva da sala teatrale, dove il figlio Pirro teneva una rappresentazione, si sviluppò un principio di incendio che fu domato dallo stesso Pirro, ma la gente spaventata si riversò sulla piccola scaletta di accesso al fienile: i morti furono trentasette. Pirro fu condannato a due anni di reclusione e Fausto, come titolare dell’impresa a uno e mezzo (le pene vennero in seguito condonate). Da quella data le norme di sicurezza vennero completamente rivedute e la cosa procurò non pochi fastidi a tutte le compagnie, molte delle quali chiusero definitivamente.

La collezione comprende: 2 marionette, 2 copioni (Il Re finto soldato, Genoveffa duchessa del Brabante) 1 foto, 1 lettera di Fausta Braga a Giordano Ferrari, 2 articoli, 1 biglietto spedito da Bonansea Gaetano che vuole vendere delle marionette.

Bibliografia
• Bergonzini, Maletti, Zagaglia, 1980
• Leydi, Mezzanotte, 1958
• Litta Modignani, 1985
• Pretini, 1985
• Vergani, Signorelli, 1979

Bresciani Giovanni (Mantova 1882 –1952)
Figlio di un falegname, a dieci anni, non potendo finire le elementari, cominciò a fare il garzone col padre. Iniziò a recitare coi burattini nel piccolo teatro del “ricreatorio” di Santo Spirito, per divertirsi e far divertire i compagni, e una volta tra i suoi spettatori vi fu anche il Vescovo Sarto. Qualche anno dopo lo troviamo nell’Arena di Piazza Virgiliana al fianco di Pina Menichelli (attrice cinematografica). Frequentò i marionettisti e burattinai allora più in voga ed infine fu attratto dall’orbita di Francesco Campogalliani. Proprio sui modelli dei burattini del Campogalliani, Bresciani si fece scolpire i suoi, dal maestro d’arte Agosti (gli occhi delle teste erano fatte con capocchie di spilloni). Si sposò con Italia Vicari che lavorò con lui nella baracca: le cronache ce la descrivono come una professionista che riusciva a cambiare sino a cinque voci senza l’uso della pivetta. Per circa quindici anni si esibì prevalentemente al di fuori della sua città, muovendosi nel veronese, oltre che nella provincia mantovana, con un repertorio che, escludendo le varie canzonette e duetti, contava una settantina di titoli: oltre a quelli più comunemente rappresentati all’epoca (Bianca e Fernando, Roberto il diavolo, Sandrone avvocato, e tutti quelli riguardanti il brigantaggio) ne spiccano alcuni ambientati nella I guerra mondiale (Oltre l’Isonzo, Guglielmo II Imperatore di Germania). Negli ultimi anni i coniugi Bresciani vissero in sola stanza con le poche cose che erano riusciti a salvare dalla loro vecchia casa, distrutta dai bombardamenti. Il 1 maggio 1950 mentre si esibiva per i degenti dell’Ospedale si accasciò per terra in seguito ad un malore. Morì alla Pia Casa di Riposo, nel febbraio del 1952.

La collezione comprende: 2 burattini, volantini, articoli, fotografie e 31copioni (Bianca e Fernando, Brighella erede di 33 milioni, Fasolino all’inferno, Fasolino medico per forza, Fasolino Principe per un’ora, Fedrico Gonzaga Marchese di Castiglione, Genoveffa, Gianni di Calais, Giorgio Gandi, Giuseppe Mastrilli assassino per amore, Giuseppe Musolino, Guglielmo II Imperatore di Germania, I selvaggi, I tre fratelli Principi, La caduta del Mago Zoroastro, La Gioconda, La luna del 13 marzo, L’arresto dei due banditi Cavallentino e Pietro il Moro, Morte dei Fratelli Bandiera, Nozze di Sandrone, Oltre l’Isonzo, Parodia del Faust, Per la madre, Roberto il diavolo, Sandrone Avvocato, Sandrone nel mondo della luna, Stefano Pelloni detto il Passatore (parte I e II), Terra Miracolosa).

Bibliografia
• Bergonzini, Maletti, Zagaglia, 1980
• Litta Modignani, 1985

Brignoli Pasquale (12/03/1924 – Milano 06/05/1969).
Dai dati in nostro possesso sembra che abbia cominciato a fare il burattinaio tra il 1960 e il 1970, utilizzando i burattini del padre. Da luglio a settembre 1967 lo troviamo in Valtellina, Val Camonica e sul Lago di Garda. Poi rientrò a Milano, dove risiedeva con la moglie Domenica e dove continuò a fare spettacoli. Da quello che scrive nelle lettere a Giordano Ferrari lavorava da solo, improvvisando sulle trame delle commedie.
Il padre, omonimo del figlio, era andato in Francia dove si esibiva con la Premiata Compagnia Comica Drammatica Burattinai Marionettisti Nazzari e Cornalba. In seguito diresse la Compagnia Marionettistica Internazionale, anche se il nome del suo teatro sia sui volantini che sulla baracca era Teatro di Famiglia. Sia il padre che il figlio utilizzavano Gioppino.

La collezione comprende: 3 burattini, fotografie, cartoline, lettere, volantini

Bibliografia
• Cappellini, 1977
• Litta Modignani, 1985

Cuccoli Angelo (Bologna 12/10/1834 – 09/02/1905).
Da ragazzo dopo aver fatto il garzone in alcune botteghe, un giorno decise di seguire il propietario di un teatro meccanico, tale Angelo Sutto. Ritornato a Bologna cominciò, come il padre, a dare rappresentazioni di burattini e a Manerbio, l’8 settembre del 1857, riprese il personaggio di Fagiolino, che diventerà la sua maschera principale (quella che adoperava maggiormente Filippo, il padre, era Sandrone). Dopo alcuni anni passati dando spettacoli nei paesi della provincia, rientrò in città e cominciò a fare rappresentazioni insieme a suo padre in Piazza Maggiore. Ad Angelo venivano affidate le recite diurne ed il suo aiutante in baracca era Andrea Ludergnani (era l’aiutante anche di Filippo) che impersonava Gioppino: dopo i primi tempi non proprio felici, la sua fama crebbe vertiginosamente. Oltre a Fagiolino era un ottimo interprete di Balanzone. Nel 1887 da Piazza Maggiore passò a Piazza De Marchi e nel periodo invernale sotto il Voltone del Podestà. Tra i suoi collaboratori, oltre ad Augusto Galli che fu il creatore di Sganapino, vi furono Gaetano Chinelato, Ponti, Mazzoni e Ciro Bertoni. Nel suo repertorio Angelo Cuccoli aveva circa 250 commmedie di cui molte di sua creazione. Dopo la sua morte, quando vennero esaminati i “copioni” manoscritti, ci si accorse che erano esclusivamente annotazioni sparse in fogli volanti; c’erano il titolo, i personaggi, le cose di cui necessitava il burattinaio per dare la rappresentazione e annotazioni quali: “Fagiolino si lamenta che ha fame … arriva la figlia che ha più fame di lui”; su questo Angelo intrecciava tutto il dialogo tra i vari personaggi. Negli ultimi anni dava rappresentazioni in piccoli teatrini e nel teatro della Nosadella dove si esibiva con la compagnia, da lui diretta di burattini “in persona”.

La collezione comprende: 1 burattino, articoli.

Bibliografia
• Cavicchioli, 1962
• Cervellati, 1964
• Leydi, Mezzanotte, 1958
• Menarini, 1985
• Pretini, Giancarlo, 1985

Corniani Augusto (Mantova 19/04/1927)
Da bambino seguiva i burattinai mantovani allora in circolazione, cioè Giovanni Bresciani (di cui fu allievo), Viani, Grandi. All’eta di otto anni cominciò ad esibirsi per gli amici con dei burattini in terracotta e a quanto pare già allora ci sapeva fare parecchio. Quando nel 1950 il burattinaio Nicola Bresciani morì, la vedova di questi lasciò ad Augusto il materiale del defunto marito. I risultati delle rappresentazioni erano incoraggianti e Corniani da allora continuò a recitare: paesi, scuole, associazioni, ma anche in case private per far divertire i bambini. Il 24 luglio 1964, in una trattoria vicino a Mantova dove rappresentava Fagiolino e la lampada di Aladino, presentò il burattino Gaspare Testarisa, personaggio realmente esistito e diventato la maschera di Mantova grazie alle ricerche del prof. Enzo Boccola.
Con Augusto lavorava la figlia Giuseppina che dava la voce ai personaggi femminili. Attualmente è il figlio Maurizio che continua a fare spettacoli. Tra i titoli del repertorio di Augusto Corniani segnaliamo: Cappuccetto rosso, Sandrone Re dei Mammalucchi, Fagiolino sensale di vacche (farsa), Il Brigante, Fagiolino nel castello misterioso, Fagiolino barbiere dei morti, Gaspare alla conquista di un tesoro, L’albero della fortuna, Fata Morgana, Il mago nero.

La collezione comprende: foto, cartoline, lettere.

Bibliografia
• Bergonzini, Maletti, Zagaglia, 1980
• Centro Teatro di Figura di Ravenna, 1984

Concordia Giuseppe (Asigliano 09/02/1882 – Vercelli 20/03/1962).
Figlio di un contadino vide per la prima volta le marionette, rimanendo particolarmente colpito dalla maschera di Famiola (che interpreterà per tutta la sua carriera), in uno spettacolo tenuto ad Asigliano dalla compagnia di Giacomo Colla. Entrò a far parte di una società filodrammatica alla gestione della quale si dedicò nel 1903: dopo qualche tempo la società fallì e Giuseppe diede vita alla sua prima compagnia marionettistica, insieme a Giuseppe Sereno (pittore) e Giuseppe Lavarino (falegname).
Lo spettacolo del debutto fu Famiola Maestro di musica, ma andò decisamente male e Giuseppe fu lasciato dai collaboratori. Nonostante questo continuò la sua attività e nel 1905 conobbe e sposò Tersite Benente, figlia di Romeo, un marionettista che fu uno dei maestri di Pio Rame. Fu questo l’evento che segnò il passaggio per Giuseppe da una forma dilettantistica a una forma professionistica dell’arte delle marionette. Nella compagnia in un primo tempo militò anche il fratello di Tersite, Emilio, che morì durante la campagna di Libia.
La maschera principale della compagnia rimase Famiola, ma il repertorio fu arricchito sia dagli spettacoli canonici della tradizione marionettistica (ai quali a volte vennero aggiunti elementi fantastici), sia da opere e operette, nonché da numeri di varietà e circensi. Facevano parte del repertorio: I gnomi luminosi, Berengario, Il guerriero nero, Le valige del Negus, La conquista dell’aria, La sorella dell’arabo, La forza del destino, Il paese dei campanelli, Fra Diavolo.
Tersite morì nel 1918 lasciando, oltre al marito, i figli Ester, Lutualdo, Dolores e Germinale.
La zona del “giro” della compagnia Concordia fu sempre il nord – ovest della penisola, cioè Piemonte, Liguria, Lombardia, Emila.
Vittorio Podrecca nel 1923 contattò Giuseppe perché si unisse al “Teatro dei Piccoli”, ma egli preferì continuare la sua strada da solo.
Si ritirò dalle scene negli anni ’50 e anche il figlio Lutualdo, che aveva una compagnia per conto suo, qualche anno più tardi dovette interrompere l’attività che ormai, organizzata e presentata secondo una visione ottocentesca, non riusciva più a reggere la concorrenza di cinema e televisione. Tutto il materiale Concordia è stato rilevato da Giordano Ferrari nel 1967.

La collezione comprende: 32 marionette, 12 teste, svariati oggetti di scena, lettere, volantini, fotografie, articoli e i seguenti copioni: Adele di Cocconato, Aida, Antonietta Camicia, Dio non paga il sabato, Enrico IV, Ettore Fieramosca, Guerrino detto il Meschino agli alberi del sole, I maestri cantori, I maghi rossi, I Mille di Garibaldi a Marsala, I tre gobbi o Il Califfo di Bagdad, Il Conte di Montecristo (parte I e II), Il flauto magico (ballo), Il fornaretto di Venezia, Il giro del mondo in 80 giorni, Il morto dal mantello rosso, La foresta perigliosa, La notte di S. Silvestro, La Pianella perduta fra la neve, La presa di Tripoli, La principessa dei dolori (operetta), Maino della Spinetta, Matilde Regina di Granata, Milord Zamblò ovvero I briganti della Polonia, Pietro Bailardo, S. Lorenzo ossia La caduta Cristiana, Teatro di Varietà.

Bibliografia
• Bergonzini, Maletti, Zagaglia, 1980
• Cipolla, Moretti, 2001
• Litta Modignani, 1985

Cornalba Giuseppe (Milano 05/10/1882 – Rho 18/02/1944).
Figlio di Santo Filippo e Barera Emilia. Comincia a recitare con i burattini verso i quindici anni. Si esibisce in Italia, all’estero e durante la I guerra mondiale al fronte. A Trieste, dove fece quarantacinque serate dopo la liberazione, ebbe fra i suoi spettatori il Duca d’Aosta. Veniva aiutato in baracca dalla moglie Lidia Nazari e dalla figlia. Muoveva Gioppino.

La collezione comprende: 2 articoli, 2 foto, 2 burattini.

CUTICCHIO

Cuticchio Giacomo (Palermo 06/03/1917 – 16/10/1985).
Figlio di Girolamo e di Alfano Teresa, all’età di 13 anni cominciò ad aiutare il puparo Achille Greco, all’inizio suonando il pianino a cilindri e in seguito manovrando i pupi, prima quelli che stavano dietro alle ultime quinte, e poi man mano che passava il tempo e che si perfezionava nella tecnica, risalendo sino ad arrivare alla prima quinta. Lavorò anche come fabbro e come venditore di frutta coltivando sempre la sua passione per il teatro dei pupi e nel 1934 aprì il suo primo teatrino (lo aiutava il padre) in via Alfonso Juvara. Da lì si trasferì poi a Brancaccio, ma nel 1937 fu chiamato sotto le armi e il teatrino lo fecero andare avanti i suoi aiutanti Piddu Fazio e Rosario Buttina, mentre il padre di Giacomo gestiva la sala, la madre stava alla cassa e il fratellino Girolamo aiutava sul palco. Ottenuto l’avvicinamento, nelle sere libere andava in teatro a lavorare e nel 1941 si sposò con Pina Patti. Congedatosi nel 1944 riprese a fare spettacoli a Brancaccio e poi, quando la piazza cominciò a scarseggiare, girò i paesi della Sicilia e per un certo periodo di tempo portò sulle stesse piazze anche un cinematografo ambulante. Nel 1964 a Palermo l’Azienda del Turismo gli affidò il teatro La Kalesa alla Marina (successivamente si spostò in Piazza S. Cosimo, poi in via Orologio e quindi in vicolo Ragusi). Le tournée nei paesi finirono nel 1967 quando Giacomo, data la sempre più scarsa affluenza di pubblico locale, si stabilì a Cefalù in un teatrino convenzionato con un Club Mediterranée, per offrire al pubblico dei turisti sempre lo stesso spettacolo e non i “cicli” completi come avveniva nei vari paesi. Si esibì, sempre con molto successo, sia in Italia che all’estero (Spoleto, Parigi, Stoccolma ecc.).

Cuticchio Girolamo (Palermo 02/04/1933 – 1985).
Allievo del fratello Giacomo, esordisce come puparo all’età di quindici anni a Palermo. Negli anni’60 lavora come autista, ma dal 1973 ricominciò l’attività di puparo grazie ad un “mestiere” (cioè tutto ciò che va a costituire il teatro: attrezzerie varie, pupi, teste, costumi ecc.) che Giacomo gli vendette a rate. Operò prima a Termini Imerese, quindi a Trabia e nei villaggi turistici di quella zona. Nel 1977 collaborò con i “Figli d’Arte Cuticchio” per una tournée nella Repubblica Democratica Tedesca. Ebbe quattro figli (Carmelo, Francesco, Giacomo, Michele) che collaborarono tutti con lui.

Cuticchio Anna (Palermo 21/02/1945)
Figlia di Giacomo, si sposò a soli quattordici anni e si trasfeì a Torino. Nel 1978 si unì ai “Figli d’Arte Cuticchio”. Nel 1981 scrisse Cavalleria Rusticana, nuovo testo destinato alle rappresentazioni dei pupi, seguito a distanza di due anni da I tre moschettieri che vede in scena sia i pupi che ballerini classici che agiscono tra il pubblico.

Cuticchio Mimmo (Gela 30/03/1948)
Figlio di Giacomo crebbe operando fin da bambino nel teatro di famiglia e lavorando in importanti occasioni, come il festival di Spoleto. In disaccordo con il padre che comunque aiutava, fece vari mestieri fino a quando, alla fine degli anni ‘60, riuscì ad allestire, insieme ai fratelli Nino e Guido, spettacoli a puntate, riprendendo così quella tradizione che Giacomo aveva lasciato da parte proponendo ogni sera, ai turisti che affollavano il teatro covenzionato con il Club Mediterranée, La morte di Ruggiero dell’Aquila Bianca. Vennero così messi in scena Cladinoro prende le armi, La riconoscenza tra Malagigie e suo fratello Viviano del bastone, Il gran duello di Orlando e Rinaldo al pietron di Merlino. Nel 1967 si fermò a Parigi facendo spettacoli presso l’ambasciata.
Dopo aver collaborato come scenografo nel mondo del cinema (fu anche tecnico dell’animazione in un film dell’attore – regista Giancarlo Sbragia), grazie sia all’incontro con don Peppino Celano che all’ascolto delle registrazioni di questo raccolte da Roberto Leydi e Antonio Pasqualino, apprese l’arte del “contastorie”. Non si deve immaginare il rapporto tra Peppino e Mimmo come una normale transazione di conoscenze da un maestro all’allievo, quanto piuttosto ad un attenta e lunga ossevazione da parte di Mimmo, che riuscì attraverso le imitazioni di quello che carpiva dal vecchio cunto ad apprenderne le tecniche. Nel 1971 Mimmo e Guido cominciarono a dare spettacoli autonomamente come “Compagnia Figli d’Arte Cuticchio”. Due anni dopo aprirono il “Teatro S. Rosalia” (a cui era devoto Peppino Celano scomparso lo stesso anno) a Palermo e l’anno successivo Mimmo scrisse il suo primo copione, Giuseppe Balsamo Conte di Cagliostro. Nel 1977 formarono l’associazione “Figli d’Arte Cuticchio” e fecero importanti tournée sia in Italia che all’estero.
Alcuni degli ultimi spettacoli realizzati da Mimmo sono: L’urlo del mostro, Manon Lescaut, Don Giovanni.

Cuticchio Nino (S. Cipirello 23/10/1952)
Figlio di Giacomo e appassionato di disegno, iniziò col dipingere, sotto la guida del genitore, alcune scene dell’opera dei pupi. Un fortuito incontro col puparo e pittore Gaspare Canino gli consentì di apprendere la tecnica dei colori a terra. Oltre alla pittura si dedicò anche alla costruzione dei pupi e collaborò sia con il padre che con i fratelli nell’allestimento degli spettacoli e nell’animazione. Ha continuato il suo lavoro, aiutato dai figli, nel Teatro Ippogrifo e ha collaborato con il Museo delle Marionette A. Pasqualino in festival tenuti negli Stati Uniti, Francia e Scozia.

Cuticchio Guido (Palermo 24/04/1955)
Figlio di Giacomo lavorò conlui fino al 1972. L’anno successivo con il fratello Mimmo aprì il Teatro S. Rosalia. Attualmente si dedica alla costruzione di pupi e animali mitologici e mostruosi.

Cuticchio Rosa (Palermo 06/07/1957)
Figlia di Giacomo, nel 1977 si unisce alla Associazione “Figli d’Arte Cuticchio”. Dopo una pausa nel 1980 riprende l’attività occupandosi sia della realizzazione dei costumi dei pupi che della loro manovra.

La collezione comprende: opuscolo Album di Famiglia. Cinquanta anni di attività di Giacomo Cuticchio, 1 articolo, due depliant.

Bibliografia
• Centro Teatro di Figura di Ravenna, 1984
• Pretini, Giancarlo, 1985
• Pasqualino, Antonio, 1977
• Litta Modignani, 1985

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Dai Fiori Renato
Burattinaio veronese che lavorò nel periodo che va circa dal 1939 al 1950. A diciotto anni, entusiasmato dalle recite di Rizzoli che si esibì per una’intera stagione a Verona, insieme al fratello Bruno e a tre amici creò la compagnia Dai Fiori.
Renato si occupò dell’organizzazione delle recite, Bruno fece le scenografie e curò la parte sonora e l’illuminazione. Oltre alle maschere della Commedia dell’Arte nel loro teatro agivano Sganapino e Sandrone. Facevano parte del loro repertorio I 3 gobbi di Damasco, L’albero della fortuna, L’amor delle tre melarance, Guerrin Meschino, Scanapino nel mondo di cuccagna. Ciò che faceva seguito allo spettacolo principale poteva essere il Balletto al chiaro di luna, Il Balletto napoletano, Il Balletto Bolognese, Il Balletto Tirolese, Sganapino di ritorno dai bagni di Salsomaggiore ecc.

La collezione comprende: fotografie, volantini e 1 lettera.

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